Questa su Woyzeck e' la terza parte di un' ideale trilogia sulla quale Nanni ha lavorato negli ultimi dieci anni. Lulu' (Mostra alla Banca d'Italia, 1996) Don Giovanni (Galleria Navona 42, Teatro Valle 1997) e ora appunto(al Teatro Quirino) Woyzeck o Wozzeck dato che suggestioni molto intense egli le ha tratte dall'opera musicale di Berg (come del resto, era avvenuto per Lulu).
Il viaggio che Nanni ha compiuto "intorno a Woyzeck" lo ha condotto all'interno della "forma stampo" modellata dalla scrittura di Buchner. Come se lo scrittore-formatore ne avesse tratteggiato le sembianze, in un procedimento analogo a quello della cera persa e, all'interno, nell'anima duttile, nel vuoto (dove ognuno puo' collocare i propri fantasmi), Nanni da corpo, con i mezzi delle pittura, a personaggi, fatti di colore, anziche' di carne.
Si tratta, apparentemente, di un procedimento meta-pittorico, infatti la materia da trasformare in immagine e' un'esperienza intellettuale, ma Nanni (come gia' aveva fatto Fussli con i personaggi scespiriani) rimette in scena un Woyzeck senza attori cioe' per dirla con Saxl, "con immagini trattate come testo fatto di segni anziche' di parole", ripristinando l'autonomia della pittura pur in stretta fusione con il linguaggio teatrale.
Non e' importante che si percepiscano distintamente le relazioni, la loro esistenza e' sufficiente per ricreare l'atmosfera, la scansione incalzante del dramma, o per farne rivivere un profondo, anche se vago, ricordo. Le "visioni" di Nanni manifestano un forte legame analogico con il "ductus" buchneriano.
Nanni ha percepito l'appartenenza di Woyzeck al mondo degli artisti, dei "pazzi di Dio" dall'agire puro, che si discostano dall'apparenza delle cose, dalle norme stabilite del vivere "consueto", consci di dover rispondere delle proprie azioni solo a se stessi.

Nicoletta Zanella

 

"Intorno" a Woyzeck
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